
Anche nel Natale più infame che la storia ricordi da che mondo è tale, non possiamo lasciarci andare allo sconforto, tantomeno farci sfuggire due buone notizie. Diciamo pure due regali.
Anche nel Natale più infame che la storia ricordi da che mondo è tale, non possiamo lasciarci andare allo sconforto, tantomeno farci sfuggire due buone notizie. Diciamo pure due regali.
Ieri ho scoperto d’essere vecchio. Cioè anziano. Non tanto perché reduce da un fresco infarto e l’osteopata mi ha pure diagnosticato una “minuta spina calcaneare” al piede destro che mi obbligherà a portare il plantare nei rimanenti giorni, o domani compirò 57 anni. Quanto perché lo stabilisce l’ennesima ricerca di professoroni d’indubbia fama, la plausibile quadra alla pandemia che impedirà un altro confinamento sociale totale e...
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A rivederlo oggi, il filmone d’Albertone mette ancora più tristezza. Era il settembre del ‘43, uno dei punti più bassi nella storia d’Italia, la morte della patria come qualcuno ha scritto, sperando nella sua (mancata) rinascita.
Johnson, De Luca e altre chicche.
Eh sì, lo ammetto, non ce l’ho fatta. Ridurre il numero dei parlamentari, come già nel programma della P2. Oppure lasciare il circo com’è, secondo i desiderata d’ogni antisovranista e di Renzi.
Dice un proverbio delle mie parti: chi pecora se fa, lu lupu se la magna. Il monito, di facile intuizione, s’adagia perfettamente all’insieme del bel suolo italico di questi tempi.
“Il fatto” di Umberto I ucciso dall’anarchico Bresci, il 29 luglio 1900
Sarà stato il nome – Chiaverano – o il paesaggio bucolico che invita all’amplesso, fattostà che due baldi giovani si sono denudati di tutto punto sulla piattaforma che s’affaccia sul lago di Sirio – lato Chiaverano, appunto, epicentro della zona infetta da Coronavirus tra Milano e Torino – e si sono messi bellamente a fottere in pieno giorno. Incuranti degli automobilisti strombazzanti a due passi, delle famigliole con pezzuola...
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Pandemia, guerra, riscaldamento globale, migranti. Morte. Vecchi e nuovi nomi dell’apocalisse che rincorre l’uomo, dalle origini. Vivere con la paura addosso. Vivere la non vita di chi, schiacciato da terrori fatti ad arte, non osa neppure riflettere sul presente, esercitare una minima resistenza al pensiero unico dominante. Vivere di paura, nella paura, è da sempre l’imperativo categorico del potere e dei suoi servi, più o...
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C’erano una volta gli aruspici Etruschi, ma anche italici, Sabini eccetera. Divinavano, vi squadernavano davanti un fegato e, oplà, sapevate quel che sarebbe successo negli anni a venire.