
17 gen 2020
Colf nude cercasi
Arrivano anche in Italia le colf naturiste. Una gioia per gli occhi (e non solo), ma guai a chi tocca.
Arrivano anche in Italia le colf naturiste. Una gioia per gli occhi (e non solo), ma guai a chi tocca.
Le sardine girano in piazza / I pesci rossi in tondo / I baccalà stanno rigidi e fritti / I capitoni se la ridono / E i gatti aspettano, lisciandosi i baffi / I salmoni vanno controcorrente / I gamberi all’indietro / I granchi restano nelle tane / L’onda spumeggia / E gli squali divorano tutti
La “strage di stato”, capofila della scia di sangue e d’orrore che ha permeato la storia della repubblica, resta impunita a cinquant’anni da quel 12 dicembre 1969. Ma l’esercizio della memoria è un dovere civile.
C’è di peggio / che dormire al passaggio / del treno ch’aspetti / svegliarsi di colpo / e prendere il treno sbagliato
C’è una mostra a Roma dove, meglio che altrove, si può capire cos’è successo nella storia dell’arte dell’ultimo secolo e cosa passa alla cruna del XXI. È il Chiostro del Bramante, e la mostra è Freud, Bacon, la scuola di Londra.
Il ferimento di cinque militari del contingente italiano in Iraq, a 16 anni dall’attentato di Nassiriya costato la vita a 19 tra soldati e civili, oltre a riaprire una ferita nel giorno della strage solleva qualche interrogativo.
Una notte di novembre di trent’anni fa, giorno più giorno meno, veniva giù un muro. Il muro della vergogna, era stato ribattezzato, e divideva non solo materialmente Berlino e la Germania ma idealmente l’Europa, divisa in blocchi, il mondo della guerra fredda.
C’era una volta l’Altra America. Era il giardino di casa Usa, dove fin dai primi dell’800 il presidente Monroe disse che nessuno oltre agli stessi Usa doveva mettere il naso, con l’omonima dottrina.
È un pezzo di storia dell’arte, e di storia in quanto tale, la mostra su Cagli a palazzo Cipolla, nella centralissima via del Corso.
C’erano una volta le rivoluzioni colorate. Democratiche, spontanee. Dovevano aprire la strada alla libertà nei paesi dell’Est, eliminando uno a uno tristi despoti sopravvissuti al tracollo del comunismo, da Belgrado a Kiev, col marchio di qualità serbo Octopor e il mancorrente Cia.