
20 giu 2017
Calabresi santo (non) subito
Non sarà Santo subito, come canta Luca Bassanese, ma potrebbe esserlo presto.
Non sarà Santo subito, come canta Luca Bassanese, ma potrebbe esserlo presto.
“Tutta la vera arte è sacra”. Potremmo chiuderla qui, a poche righe d’introduzione, tanto pregna di senso è la locuzione, nel parlare di Eclissi, oltre il divorzio tra arte e Chiesa.
Ave Cesare, morituri te salutant, salutavano i gladiatori (morituri) l’imperatore, prima d’iniziare i giochi nell’arena. Questa frase tornava in mente, oggi, vedendo sfilare il mortifero corteo presidenziale di Trump a Roma, la città un dì potente, oggi silente e dolente, per dirla come il sommo poeta, blindata e obliterata di zone rosse.
La premier britannica, paladina dell’uscita dall’Ue, col voto anticipato di giugno conta di fare tabula rasa dell’opposizione. E anche Banksy dice la sua sulla Brexit.
Nove maggio 1978, 39 anni fa. In via Caetani c’è un’auto minata. Così, in mattinata, una telefonata allerta la questura di Roma. Poco dopo le 14, le telescriventi iniziano a trasmettere un flash: il cadavere di Moro è stato trovato in una Renault 4 rossa, a mezza via fra Botteghe oscure e Piazza del Gesù. L’autopsia constata 11 fori di proiettili nel corpo.
Attorno al neopresidente, creatura dei poteri veri e di Attali, s’è cristallizzato il partito unico dell’Europa post nazionale e della mondializzazione felice. Ma per i ceti deboli (già medi) si prepara la mattanza, in attesa del voto di giugno
Il sedicente mostro che impazza nei paesi della Bassa ferrarese e sulle piazze mediatiche è un paradigma italiano, racconta chi siamo e le tre realtà del paese legale, narrato e reale
Cinquant’anni fa moriva Totò, principe della risata e di Bisanzio. Miseria, nobiltà e attualità di un personaggio tanto umano da essere lunare. E la sua maschera, tanto più vera in tempi di post verità
Si chiama Tap, si legge Trans adriatic pipeline. È la tratta finale di un gasdotto di circa 4mila chilometri. Un’opera ciclopica, dal Caspio alla Puglia, ideata un lustro fa per foraggiare l’Europa, l’Italia in primis, di metano proveniente dai paesi dell’Ex Unione Sovietica posti fuori dalle grinfie di Putin, col placet di Washington.
Ebbene sì, ci siamo sbagliati. Pensavamo che a un uomo d’affari – meglio, un affarista – non piacesse la guerra. Anche se gli affari grossi si fanno grazie ai conflitti, quelli certi si fanno con la pace, e l’uomo ci pareva, con tutti suoi difetti, pragmatico quanto basta per non pigiare sul bottone rosso dell’opzione militare.